È tempo di Space Economy

L’esperienza dell’astronauta Luca Parmitano al comando della Stazione Spaziale Internazionale è solo il vertice di una piramide in espansione che offre tante opportunità anche alle aziende italiane: è il business della Space Economy

Non solo Luca Parmitano. Il 43enne astronauta divenuto il primo italiano a compiere una EVA (ExtraVehicolar Activity) o “passeggiata spaziale” nel luglio 2013 e a diventare Comandante della Stazione Spaziale Internazionale lo scorso 2 ottobre è soltanto la punta di diamante di un’intera filiera nazionale, che almeno da vent’anni ha riconquistato l’eccellenza mondiale che l’aveva portata nel dicembre 1964 a essere il primo Paese al mondo dopo Unione Sovietica e Stati Uniti a lanciare un satellite in autonomia (era il San Marco 1, per rilevare la densità atmosferica).

Oggi le attività al di là dell’atmosfera – che tecnicamente termina a 800 km d’altitudine, ma già a 100 km ha una presenza trascurabile – registrano un fatturato globale che ha già superato i 383,5 miliardi di dollari e secondo Morgan Stanley potrebbe portare il settore a superare quota mille entro vent’anni (il tempo che ci separa dall’avvio della ISS a oggi, quasi un’inezia). E nel nostro Paese esistono ormai più di 300 aziende del settore, che danno lavoro ad almeno 7 mila persone e nel 2018 hanno superato i 2,23 miliardi di euro come fatturato complessivo. Una situazione che prosegue la tradizione fin dal lancio del modulo logistico Leonardo nel marzo 2001, che fece dell’Italia il terzo Paese dopo Russia e Stati Uniti a inviare in orbita un elemento della Stazione, in cui oggi oltre il 40% del volume abitabile è realizzato sul suolo nostrano (e con Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone e India il nostro Paese è tra i 6 al mondo in grado di lanciare satelliti per altri 130 Paesi “utenti”).

Il business dello spazio: la Space Economy

Luca Parmitano

C’è un ulteriore componente che ha dato nuova spinta al settore: dal 2010 anche i privati possono contribuire a mantenere operativa la ISS, com’è avvenuto già più volte con la navetta Dragon della SpaceX (costituita nel 2002 dal geniale imprenditore Elon Musk per ridurre i costi dell’accesso allo spazio e permettere la colonizzazione di Marte) e poi con le navi da cargo Cygnus della Orbital ATK (la cui struttura è realizzata dalla Thales Alenia Space di Torino).

Ecco perché nel 2014 il governo italiano ha creato una Cabina di regia alla Presidenza del Consiglio e nel 2016 ha varato un piano Space Economy con un primo finanziamento di 350 milioni di euro. Ma soprattutto, nel dicembre 2017 il Parlamento ha approvato la legge della cui necessità si discuteva dalla nascita dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) nel 1988: l’istituzione di un Comitato interministeriale per le politiche e la ricerca aerospaziale, coordinato dal sottosegretario della Presidenza con delega specifica. L’elemento chiave – in termini culturali, industriali e politici – è stato passare da una concezione legata prevalentemente alla ricerca scientifica (e perciò dipendente dall’omonimo Ministero) a una visione trasversale che unisce tutti gli attori coinvolti nella ricerca, nella produzione e nell’utilizzo dei beni generati, cioè nei servizi.

L’avventura della scoperta e dell’esplorazione scientifica può quindi generare un business, un modo per l’Italia innovativo ma anche più redditizio di guardare allo spazio, per di più in grado di fornire risorse altrimenti difficili da trovare e capaci di alimentare il settore, trasformandolo in un’attività industriale e commerciale sempre più diffusa, garantendo sia lo sviluppo della ricerca secondo regole adeguate ai tempi sia la crescita di una nuova economia.

La catena del valore

Unity-Zarya Meet on OrbitParlare di Space Economy vuol dire affrontare quella catena di valore che, dalle strutture operative oltre l’atmosfera terrestre, arriva fino ai servizi sul nostro pianeta. Si calcola che tre quarti delle tecnologie che usiamo tutti i giorni derivi più o meno direttamente dal settore spaziale: navigatori satellitari, telacomunicazioni, geolocalizzazione, previsioni meteorologiche, monitoraggio delle condizioni ambientali… oltre naturalmente a telefoni cellulari e Internet, la cui diffusione sarebbe altrimenti molto limitata. L’orizzonte dietro l’angolo “vede” applicazioni mai viste prima: connessioni sempre più diffuse anche in zone remote e poco servite (isolate o senza infrastrutture) della superficie terrestre, oltre a una mole di dati sempre più puntuale per l’osservazione, il miglioramento dell’agricoltura, la tutela e il monitoraggio dei disastri naturali o urbani da far impallidare quelle già disponibili oggi, senza contare le ricadute sulla medicina e le scienze più varie per migliorare sempre più la nostra vita. Si calcola che per ogni euro investito nello spazio ritorni sulla Terra almeno dieci volte tanto: decisamente un ottimo rapporto.

Ulteriore ghiotta occasione, la presentazione lo scorso 8 ottobre al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con il Ministro MIUR Lorenzo Fioramonti, il sottosegretario al MiSE Gian Paolo Manzella, il presidente ASI Giorgio Saccoccia e il presidente della Fondazione “Edoardo Amaldi” Roberto Battiston (ex presidente ASI) del New Space Economy European Expoforum, prima manifestazione fieristica e convegnistica dedicata a promuovere le nuove opportunità di mercato e di sviluppo economico che la New Space Economy sta creando in Europa, in programma alla Fiera Roma il 10-12 dicembre 2019. Tre giornate per offrire notizie e approfondimenti sulle molte aree d’intervento che oggi coinvolgono Life Sciences, Finance, Cyber Security, Precision Agriculture, Mobility, Space Pharma, Satellite Management: con l’intervento dei massimi esperti internazionali, per fare ulteriormente luce sulle potenzialità offerte dal settore spazio, i nuovi scenari che apre in numerosi ambiti tecnologici, le ricadute economiche e sociali, il loro impatto sul mercato e sulla vita quotidiana.

Nel frattempo, dal 15 ottobre le imprese in possesso dei requisiti previsti dal Programma Mirror GovSatCom possono presentare domanda per il sostegno a progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale: le risorse finanziarie disponibili sono 100 milioni di euro, 42 dal MiSE e 58 da Regioni e Province autonome.

125 mila anni fa l’homo sapiens lasciò l’Africa per l’Asia e poi l’Europa, ora tutti noi possiamo fare un altro salto in avanti: non tanto diversamente da quel «piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità» di Neil Armstrong, quella notte di mezzo secolo fa sulla superficie della Luna…

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a cura di Loris Cantarelli