Piccoli progetti di Intelligenza artificiale fanno grandi le Pmi italiane

Divulgazione, confronto e casi concreti al centro della tappa varesotta del ciclo di incontri sull’IA proposto da Confindustria e Anitec-Assinform al mondo Pmi.

Al di là dell’enorme risonanza mediatica di ChatGPT, l’intelligenza artificiale può fare molto per le industrie italiane. In modo, particolare per il mondo PMI, aiutando a superare problemi radicati come difficoltà nell’effettuare grandi investimenti per competere sullo scenario internazionale con realtà più organizzate, e soprattutto superare la difficoltà nel trovare competenze.

La sfida resta comunque alta, ma non impossibile. In pratica, una di quelle dove il mondo della piccola imprenditoria nazionale ha più volte dimostrato di trovarsi a proprio agio. Non a caso, l’argomento è al centro di una serie di incontri itineranti proposti da Confindustria Piccola Industria, in collaborazione con Anitec-Assinform.

«L’obiettivo è incontrare tutte le regioni, per capire cosa si stia facendo all’interno del nostro sistema produttivo e cosa si possa ottenere», spiega Eleonora Faina, direttore generale di Anitec Assinform. «Mettere ordine in un argomento molto discusso e invitare a diffondere le proprie esperienze, può aiutare tutti a individuare difficoltà e opportunità».

Piccoli progetti di Intelligenza artificiale fanno grandi le Pmi italiane
Da sinistra, Walter Pozzi, Paola Guffanti, Andrea Bonfanti, Eleonora Faina

L’intelligenza artificiale in un mondo pragmatico

In piena sintonia con il settore, una serie di incontri dallo stile molto pragmatico. Nella tappa dedicata all’area tra Varese, Como e Brianza, ospitata dall’università LIUC di Castellanza, dal quadro della situazione non tarda a emergere il lungo lavoro ancora da fare.

«Secondo il Centro Studi Confindustria di Varese, i dati non sono tra i più incoraggianti – ammette Andrea Bonfanti, presidente Comitato Piccola Industria Confindustria Varese -. Attualmente, solo il 16% risulta avere progetti di Intelligenza artificiale attivi. In generale, ritengo siano utili per aumentare la competitività, anche a livello internazionale. Mi rendo conto però, di come sia un concetto difficile da capire e ancora più da realizzare, ma possiamo essere d’aiuto mostrando casi concreti».
Una certa resistenza al cambiamento sempre dura da superare è una delle ragioni per le quali il settore fatica. C’è però un altro ostacolo sempre più evidente. «Oltre la metà dei nostri associati lamenta carenza di competenze – sottolinea Walter Pozzi, presidente Piccola Industria Confindustria Como -. La formazione è una questione di cui deve farsi carico il sistema, non può dipendere tutta dalle aziende. Ancora oggi, solo l’8% analizza a gestisce dati. È un indicatore importante, perché i dati sono il presente non il futuro».
Le PMI italiane d’altra parte, sono da sempre abituate a dover spesso contare soprattutto sulle proprie forze. Dove possibile, facendo leva anche sullo spirito di gruppo; chi è disposto a condividere le proprie esperienze infatti, in circostanze del genere torna in azienda con un importante bagaglio di conoscenza in più.

La tappa varesotta di Intelligenza artificiale e PMI: esperienze da un futuro presente, ha presentato un paio di situazioni reali dove l’Intelligenza artificiale contribuisce già all’efficienza e al controllo dei costi in azienda. Due scenari molto diversi tra loro, per questo altrettanto preziosi.Piccoli progetti di Intelligenza artificiale fanno grandi le Pmi italiane

Intelligenza artificiale: assistenza a portata di WhatsApp

«Siamo un’azienda di stampaggio di materie plastiche a livello industriale», racconta Massimo Parini, consigliere e direttore produzione di Marca. Un’azienda familiare, arrivata ad avere un cinquantina di dipendenti, rivolta alla produzione di articoli durevoli, destinati soprattutto ad automotive e settore elettrico, per un fatturato intorno ai trenta milioni di euro.

Piccoli progetti di Intelligenza artificiale fanno grandi le Pmi italiane
Massimo Parini, consigliere e direttore produzione di Marca

Un tipico ambiente produttivo della Pmi italiana, dove formazione e assistenza ai dipendenti sono all’ordine del giorno. Situazioni dove spesso è necessario dedicare tempo e denaro senza un ritorno proporzionato, l’Intelligenza artificiale si è presto rivelata un alleato prezioso. «Abbiamo pensato a un primo approccio al motore ChatGPT per la generazione di contenuti al servizio dell’assistenza interna e della formazione. Abbiamo predisposto una serie di corsi interattivi, con percorsi differenziati per mansione, fruibili anche da smartphone», continua Parini.

Una produzione su turni e un alto tasso di ricambio dei dipendenti, rendono indispensabile garantire supporto al personale in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza. Attinto al grande patrimonio dati interno, Marca ha così costruito una sorta di Wikipedia personale, sempre accessibile per consultazioni o aggiornamenti anche sulle procedure interne.

«Il risultato è Marca Academy – riprende Parini -. Sulla base di questo abbiamo addestrato un bot e collegato a ChatGPT, permettendo di interrogare il sistema e ricevere risposte per qualsiasi interrogativo riguardi procedure, ma anche risolvere dubbi e imprevisti in fase di produzione».

Un’ulteriore evoluzione ha portato ad allargare il progetto all’interfaccia di WhatsApp, così da aumentare ancora più il livello di interazione, al servizio in particolare del reparto commerciale e del controllo qualità. Una via insolitamente colloquiale per accedere a uno strumento non sempre amichevole come il database interno.

«Un terzo progetto, ancora in fase di test, è l’accesso al centralino – anticipa Parini -. L’idea è ricavare sintesi di una conversazione registrata. Attualmente stiamo superando qualche problema nell’interpretare correttamente la qualità della voce, ma i primi risultati sono promettenti».

L’alveare smart

Completamente diverso invece il progetto di 3Bee, una perfetta combinazione di intraprendenza giovanile, visione e sostenibilità. «Ci dedichiamo alla biodiversità in relazione alle api – rivela Tommaso Tedeschi, impact business developer and innovation specialist di 3Bee -. La raccolta dei dati e l’IA sono centrali nella nostra attività. Un’azienda di una sessantina di persone, con dieci ricercatori».

Massimo Parini, consigliere e direttore produzione di Marca
Tommaso Tedeschi, impact business developer and innovation specialist di 3Bee

Attraverso un piccolo dispositivo IoT sviluppato internamente, l’azienda riesce a tracciare e analizzare l’attività degli insetti impollinatori su ampie aree. L’enorme quantità di dati raccolti, trova nell’intelligenza artificiale un prezioso alleato. «Gestiamo circa cinquemila dispositivi – riprende Tedeschi -, attraverso i quali proteggere qualcosa come 1,5 miliardi di api e oltre centomila alberi nettariferi».

L’obiettivo è difendere la biodiversità, e dove possibile rigenerarla. Il dispositivo incaricato della raccolta dati è in grado di registrare valori come temperatura e umidità, interne ed esterne, delle arnie, calcolare il peso e anche tracciare i movimenti grazie a un sensore per la frequenza sonora prodotta dagli insetti in volo. «Raccogliamo dati sia presso gli apicoltori sia dalle api selvatiche – puntualizza Tedeschi -. Ci permette di stimare il livello di biodiversità del perimetro assegnato e favorirne la salute».

Un mercato inizialmente faticoso, cresciuto rapidamente negli ultimi anni sulla spinta prima di tutto di una maggiore sensibilità, oltre a dati preoccupanti secondo cui il 90% degli ecosistemi si possa considerare a rischio. Soprattutto però, 3Bee si sta rivelando un partner ideale per allinearsi a normative sempre più stringenti in termini di sostenibilità e produrre dati a prova di certificazione.

«Di recente, l’IA è diventata protagonista di un progetto per misurare il livello di biodiversità all’interno di un perimetro, secondo un criterio allineato al protocollo certificato Element-e .Combinando i dati raccolti con mappe satellitari, abbiamo sviluppato un algoritmo di machine learning in grado di classificare un terreno per colture in base ai colori».

Un principio simile è stato applicato anche come evoluzione del sistema IoT. Rivolto in questo caso agli insetti, analizzando la frequenza sonora in volo permette di classificarne tipo e quantità.

Piccoli progetti di Intelligenza artificiale fanno grandi le Pmi italiane
Giovanni Baroni, presidente di Piccola Industria Confindustria

«Tra i nostri seicento clienti, nel settore agricolo aziende come Ferrero e Genagricola utilizzano i nostri prodotti per verificare se stiano lavorando in sintonia con la natura. Nel mondo delle energie rinnovabili, Cubico e WPD riescono a valutare l’impatto ambientale di pale eoliche o pannelli fotovoltaici».

Due perfetti esempi di dove si possa arrivare partendo da risorse e competenze disponibili. Senza voler a tutti costi fare un passo più lungo della gamba, ma neppure senza restare a guardare in una pericolosa attesa. «Ci rendiamo conto di come i nostri associati siano alla ricerca di informazioni sul tema IA, con grande attenzione e voglia di capire – conclude Giovanni Baroni, presidente di Piccola Industria Confindustria -. Ci stiamo d’altra parte rendendo conto di quanto rapidamente la situazione stia cambiando, perché dobbiamo aggiornare il programma già nel corso del ciclo di incontri. Il nostro compito è aiutare ad acquisire le competenze, ma al tempo stesso insegnare a distinguere la realtà dalla copia artificiale».

di Giovanni Ticozzi

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a cura di Stefano Belviolandi