Real Data Matter, misurare la sostenibilità si può

Istituzioni, mondo accademico e imprese riuniti lo scorso martedì 5 aprile 2022 nell’Aula Magna di Ingegneria, per un confronto sul tema della sostenibilità delle filiere nel distretto bolognese del packaging. Al centro, un progetto d’avanguardia, unico in Italia, realizzato grazie alla collaborazione del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Bologna e Andi-Mec, società del gruppo Dico, azienda che opera nel settore della meccanica di precisione.

L’attento uditorio

L’aumento della concentrazione di anidride carbonica immessa nell’atmosfera, ha subito un’accelerazione esponenziale causata da uno sviluppo economico incontrollato e dall’enorme crescita della popolazione mondiale. Il problema è esploso negli ultimi vent’anni, rendendo quanto mai urgente fermare questa tendenza. Le aziende più sensibili si stanno già muovendo in tal senso. Ma la possibilità di realizzare davvero obiettivi di sostenibilità passa attraverso la misurazione dei dati.

È quanto emerso nel corso dell’incontro nell’Aula Magna di Ingegneria nell’Università di Bologna moderato da Maurizio Melis, giornalista di Radio 24: circa 90 i presenti in sala e quasi 100 gli uditori da remoto. Tra le testimonianze quella di Giacomo Bergamini (Delegato alla Sostenibilità dell’Università di Bologna), di Morena Diazzi (Direttore generale Economia della Conoscenza del Lavoro e dell’Impresa per la Regione Emilia-Romagna) e di Antonius Johannes Schröder (TU Dortmund University – Member of Management Board Social Research Centre). E proprio in questa sede è stato presentato per la prima volta un progetto di misurazione della sostenibilità unico in Italia. Cosa significa per un’azienda perseguire la sostenibilità? È solo questione di immagine o la sostenibilità può essere un mezzo per innovare il proprio business aziendale? Per orientarsi occorre poter disporre di strumenti di misurazione efficaci ed effettivi per poter realizzare e comunicare all’esterno i risultati raggiunti possibilmente declinati nei diversi ambiti della sostenibilità: economica, ambientale e sociale.

Questa esigenza trova risposta nell’elaborazione di un modello di misurazione. «Lo strumento – ha spiegato Augusto Bianchini, del Dipartimento di Ingegneria Industriale – può essere esteso a tutta la catena di valore e a livello di distretto, coinvolgendo fornitori e clienti, fino ad arrivare al consumatore finale». Diventa uno strumento importante per tutta la collettività, adatto a favorire collaborazione e condivisione verso nuovi modelli di business. E tra gli obiettivi di sostenibilità, la quantificazione degli impatti ambientali consentirà scelte di miglioramento effettive proprio grazie dall’utilizzo dei dati. Ha concluso Bianchini: «Esistono aziende lente e aziende veloci, la tecnologia è disponibile a costo “quasi zero”!». Esistono cioè aziende che approfitteranno della tecnologia, digitalizzando i processi e misurandoli in chiave di sostenibilità, diventando motore della quarta rivoluzione industriale che, come le rivoluzioni industriali che l’hanno preceduta, porterà a una trasformazione molto rapida delle nostre società.

Ed è proprio in questa direzione che si è mossa Andi-Mec, società del gruppo Dico, azienda bolognese del settore della meccanica di precisione che produce in outsourcing per la filiera del packaging e che, partendo dalla digitalizzazione di tutti i processi produttivi è passata dalla fabbrica 4.0 alla misurazione della CO2 di ogni singolo prodotto. «Siamo partiti nel 2017 – intervenuto Paolo Venturi, a.d. di Andi-Mec – e, con l’aiuto di un esperto abbiamo avviato un programma di digitalizzazione volto a ribattezzare l’azienda, da Andi-Mec a Andi-Mec 4.0. Abbiamo adottato il MES (Manufactoring Execution System) perché l’interconnessione delle macchine col sistema informativo generasse informazioni utili per tutte le funzioni aziendali… poi insieme all’Università di Bologna da tutti i dati raccolti (i big data) abbiamo ricavato pochi indicatori sintetici (gli smart data) di utilizzo pratico: le KPI». 

Da sinistra: Matteo Colamonaco, Paolo Venturi, Maurizio Melis e Augusto Bianchini

La disponibilità dei dati fa sì che in azienda, i neo-assunti imparino molto in fretta e siano incoraggiati al miglioramento grazie al confronto coi colleghi. Ma non solo, diventa possibile fornire ai clienti informazioni sui processi produttivi agevolando il controllo di costi e flussi logistici. Tutto questo nell’ottica di un continuo miglioramento dei prodotti e quindi delle rese. Infine, sempre con il supporto dell’Università di Bologna Andi-Mec riesce oggi a misurare: il Carbon Footprint di ogni pezzo prodotto, cioè la quantità di CO2 immessa nell’ambiente per realizzare ogni singolo componente, aprendo la via al miglioramento degli impatti ambientali delle produzioni. Dunque il processo di digitalizzazione centra obiettivi di sostenibilità sociale, economica e ambientale. È il passaggio a Data Driven Factory, vale a dire – conclude l’ing. Venturi – «un modello produttivo altamente sostenibile: nelle nostre officine il lavoro è ancora fatto con cura artigianale ma è anche documentato con rigore digitale». A tutto vantaggio di un miglioramento effettivo dell’ambiente di lavoro, della marginalità dei prodotti e della loro sostenibilità in termini ambientali.

I dati di Andi-Mec per la definizione delle KPI sintetiche di analisi, sono stati elaborati da Turtle S.r.l., spin-off dell’Università di Bologna, che grazie allo sviluppo del software ViVACE è in grado di fornire alle imprese una valutazione quantitativa della loro sostenibilità. In particolare, «La sostenibilità ambientale del prodotto, espressa in CO2 equivalente – ha spiegato Matteo Colamonaco, assegnista di ricerca del Dipartimento di Ingegneria industriale – è frutto di due contributi: consumi specifici della lavorazione, come il consumo della materia prima e i consumi generali di stabilimento riferiti a: consumo di energia, di acqua, produzione di rifiuti e utilizzo di trasporti» ed è proprio questo il criterio utilizzato per misurare la CO2 emessa per ogni singolo prodotto di Andi-Mec. Il programma si presenta come gestionale della sostenibilità, in grado di produrre indicatori e dashboard di performance chiari e applicabili da subito al management aziendale consentendo di confrontare le scelte per migliorare la sostenibilità delle attività produttive declinata nei vari ambiti. Il suo nome così originale è l’acronimo di Visualisation of Value to Asses Circular Economy e sembra evocare proprio quelle aziende definite dall’ing. Bianchini come veloci, vivaci appunto, e quindi attente al cambiamento: in grado di cogliere le necessità del futuro traducendole in opportunità per il presente. L’Università di Bologna e Andi-Mec hanno dunque realizzato un modello che permette di misurare l’impatto ambientale e sociale dei processi di lavorazione meccanica, contribuendo a 6 degli obiettivi SDG’s dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Dalla sintesi tra il Data Driven Factory sviluppato da Andi-Mec e il modello ViVACE di Turtle è nata la soluzione ideale per supportare le aziende della Packaging valley che vogliono intraprendere la transizione verso la sostenibilità sulla base di dati reali.

A chiusura del convegno, una tavola rotonda ha visto riuniti imprenditori e dirigenti di importanti aziende della filiera del packaging: Pietro Cassani di Marchesini Group, Rocco De Lucia (titolare di Siropack Italia), Paolo Venturi di Andi-Mec, Gildo Bosi (responsabile R&D di Sacmi) e il prof. Augusto Bianchini. Ad aprire il dibattito, la proiezione di un filmato con protagonista Riccardo Pittis. L’ex giocatore di basket, oggi motivational speaker, racconta di aver cambiato “mano di gioco” imparando a giocare con la sinistra a causa di una sopraggiunta invalidità alla mano destra. «È stata un’impresa molto difficile –  ha raccontato Pittis – che ha richiesto un grande sforzo ma dimostra che cambiare, per quanto difficile e impegnativo, sia possibile anche grazie alla collaborazione e al sostegno di chi ci sta intorno». E proprio questa la sfida che devono affrontare le aziende: un cambiamento per migliorare la sostenibilità delle catene di fornitura, collaborando tra loro per rendere le loro aziende più attrattive per le generazioni future, nel rispetto dell’ambiente a favore per uno sviluppo realmente sostenibile.

 

Da sinistra: Rocco De Lucia, Riccardo Pittis, Gildo Bosi, Pietro Cassani, Paolo Venturi, Augusto Bianchini e (di spalle) Maurizio Melis.