L’industria italiana cavalca l’innovazione digitale

di Ulf Timmermann *

* managing director di reichelt elektronik

Tra i principali effetti generati dalla pandemia, l’accelerazione mondiale del processo di digitalizzazione. Nell’industria gli investimenti in tecnologia sono ormai un requisito essenziale per la competitività sul mercato: pubblichiamo qui di seguito un’analisi industriale che evidenzia gli importanti progressi in trasformazione digitale nel nostro Paese.

L’industria italiana investe in nuove tecnologie

Nonostante siano stati molti gli interventi del governo a sostegno delle realtà più colpite dalla crisi, le conseguenze economiche della pandemia hanno messo a dura prova l’intero scenario industriale italiano. Secondo quanto emerso da un’indagine reichelt elektronik su 253 rispondenti italiani durante il mese di settembre 2020, nel corso di quest’anno il 55% dei responsabili dei decisori investirà mediamente più del 10% del fatturato in nuove tecnologie, evidenziando un quadro più positivo rispetto alle previsioni iniziali. Il 39% ha invece in programma di investire in progetti nell’area dei sistemi informativi, seguita dalla R&S (37%) e da investimenti in attrezzature tecniche quali macchine e utensili per la produzione (24%).

Oltre alle prospettive positive per gli investimenti in programma e a una forte attenzione verso le acquisizioni digitali, va sottolineata la crescente consapevolezza delle aziende italiane sull’importanza di fare dell’innovazione uno strumento utile a tenere alta la competitività in uno scenario internazionale altamente sfidante. Tuttavia, nonostante le realtà industriali italiane riconoscano nell’IIoT un abilitatore della trasformazione digitale, con il 26% degli intervistati che ne sta programmando l’espansione, il processo di innovazione ed evoluzione necessita ancora di segnare importanti passi in avanti, soprattutto per quel che concerne le lacune tuttora presenti in termini di cybersecurity e data protection.

Fare leva sulla robotica e sull’IA

Se, da un lato, tra i Paesi con il più alto livello nel campo della robotica in UE vi è la Germania, l’Italia ha ancora molto da fare in questo settore, soprattutto a causa delle incertezze derivanti dall’implementazione dell’automazione e delle sue conseguenze sul tasso di occupazione. In questo campo gli investimenti delle aziende italiane si stanno concentrando principalmente sull’utilizzo di macchinari in grado di eseguire compiti fisicamente complessi o attività pericolose per l’uomo, oltre a quelle più standardizzare e ripetitive, con vantaggi in termini di ottimizzazione dei processi, qualità dei prodotti, time-to-market e nascita di nuovi modelli di business. Le aziende italiane stanno mostrando maggiore apertura anche nei riguardi dell’IA (Intelligenza Artificiale) quale strumento per favorire lo sviluppo di prodotti e applicazioni completamente nuovi.

Nel complesso, l’Italia occupa una buona posizione in termini di innovazione, ma la pressione competitiva globale continua ad aumentare e c’è ancora molta strada da fare affinchè l’industria italiana possa sfruttare a pieno il suo potenziale e tenere il passo con gli altri Paesi. Gli investimenti del governo e le decisioni in materia politica svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere attivamente le aziende italiane in questo processo, soprattutto nel promuovere l’accesso ai dati e l’espansione delle reti moderne basate, ad esempio, sul 5G.

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